

"Storie di Solitudine e Allegria", cosi recita il sottotitolo di questa nuova opera a firma Stefano Benni. Effetivamente si tratta squisitamente di storie, storie belle, malinconiche, tristi, allegre, crude, spensierate e disilluse. Ho letto molte cose di Benni, credo quasi tutto oramai, è mi sorprendo sempre di fronte ad ogni sua nuova cosa, di come uno scrittore così prolifico e con una già lunga carriera davanti riesca ancora a sorprendere e a far meravigliare il suo lettore.
Bene, direte voi, meglio cosi, ma secondo me può essere interessante pensare alla sua opera e riflettere su come sia cambiato il suo modo di scrivere negli anni.
Sfogliando questo nuovo libro, ci si imbatte in una miriade di personaggi, tutti molto interessanti, profondamente caratterizzati, anche se magari solo da poche righe, che lo scrittore riesce in qualche modo a farci amare, che riescono ad affascinarci terribilmente e a tirarci dentro le loro storie senza nessun compromesso possibile.
Dal cane Boomerang, all'Orco, il grande industriale e l'uomo importante, il terzino, Frate Zitto e i due pescatori, tutti loro ci trascinano nelle loro vite, con le loro emozioni, allo stesso tempo forti ed elementari.
Benni, ancora una volta getta il suo occhio critico sulla società moderna, perchè come dice lui stesso
"Alcuni scrittori non sono profeti, sono semplicemente persone che hanno uno sguardo attento sulla vita. Uno sguardo che è altro, rispetto ad esempio, allo sguardo della politica e dell’economia. Non chiudono il dolore in numeri. Non guardano nella direzione in cui guardano, ad esempio, gli altri media. Spesso ciò che scrivono cade nel nulla, ma spesso anticipa gli eventi."
Qualcosa, però, secondo me è cambiato. Cambiato rispetto alle sue prime prove o anche rispetto a cose più recenti come "Spiriti" o "Saltatempo". Da "Achille Piè Veloce" in poi, Stefano sembra più riflessivo, più profondo, più intimista, e spesso, come e soprattutto in queste nuove storie, triste, amareggiato e crudo.
Forse proprio per il suo sguardo cosi profondo sulla società, non può fare altro che rispecchiarla nei suo racconti, o forse crescendo e maturando anche lui è cambiato, magari provato dalla vita e dalle sue difficoltà. Potrebbe essere interessante chiederlo a lui e magari avere una risposta, ma credo che in fin dei conti possa essere molto più interessante rimanere con il dubbio, rifletterci sopra e magari riaprire un libro che si è già finito, rileggerlo tutto da capo e rimetterlo in discussione e cosi fino a che avremo la forza di farlo.